Lo Squalo di Baltimora

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“Temo che suo figlio non farà niente di che nella vita, signora” dice il dottor Wax alla mamma di Michael, con il figlio seduto accanto.
“E’ iperattivo e con forti disturbi dell’attenzione: sindrome da Adhd, capisce?”. La mamma di Michael capisce, ma non del tutto. Suo figlio è troppo veloce? Poco attento? Questo lo sapeva già.
E’ esattamente il motivo per cui è andata a parlare con il dottore. Prende la confezione di Ritalin, uno psicofarmaco, e torna a casa. E mentre Michael corre lungo il vialetto controlla le dosi e le controindicazioni. Tre volte al giorno. E poi? Cosa succederà?
Siamo a Baltimora. Sul campanello della porta c’è scritto “Phelps”. In casa vivono quattro persone: Debbie, la madre; Michael, il bambino problematico a cui il dottore ha già letto il futuro; e le sue due sorelle maggiori, Whitney e Hilary. Il padre, invece, se ne è andato senza nemmeno lasciar detto dove. Michael rompe le cose correndo, e a scuola ha pessimi voti. Cosa gli piace? Mangiare e dormire. E’ tutto quello che sa fare. I compagni lo chiamano “Dottor Spock” perché ha le orecchie a sventola. E’ un ragazzone dal fisico imponente e per certi versi spaventoso.
Debbie non ha fiducia in quelle pastiglie, e così, quando il mese dopo si rende conto che non è cambiato, prova a seguire un altro consiglio, quello delle figlie: mandarlo in piscina, a nuotare.
Forse, nell’acqua, avrebbe potuto sfogare tutta la sua energia e voglia di muoversi. Proviamo anche questa, si dice Debbie. E anche questa, nei primi tempi, non funziona.
A Michael non piace tuffarsi e non sopporta immergere la testa. Le sorelle insistono e lo convincono a iniziare con il dorso, dove alla partenza non ti devi tuffare e la testa non va sott’acqua. E questo gli piace.
Per la prima volta in vita sua, mentre guarda le luci sul soffitto, Michael non si distrae.
E l’energia che possiede gli permette di macinare una vasca dopo l’altra.
E’ Bob Bowman, un tecnico in cerca di un campione, a vederlo nuotare, avanti e indietro, avanti e indietro, come una macchina.
Parla con Debbie, prende la bottiglietta di psicofarmaci e li butta nella spazzatura.
In cambio, due auricolari.
Che roba è? Domanda Michael.
Musica, risponde Bob.
Quello che ti serve è il ritmo.
Così Michael comincia ad ascoltare Enimen, mentre Bob lo porta alle prime gare.
E dal quel momento lo “Squalo di Baltimora”, quello che per il dottor Wax non avrebbe combinato granché nella vita, vince ventitré medaglie d’oro alle Olimpiadi (tredici individuali e dieci nelle staffette) e ventisei ai Mondiali, diventando il più grande di sempre.
Nel 2008, ai Giochi Olimpici di Pechino, dopo aver appena conquistato l’ottavo oro di quell’edizione (superato il record di sette del baffuto Mark Spitz), quando gli chiedono che cosa gli piace fare, Michael risponde: mangiare, dormire e nuotare. E’ tutto quello che so fare!”

[Estratto dal libro: Goals – 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili]

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